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Maria Giovanna Pietropaolo 2La giovane Maria Giovanna Pietropaolo è la prima donna italiana a vincere il prestigioso Premio Henry Dunant per i diritti umani. Il suo lavoro - “Assistenza umanitaria agli individui colpiti da calamità naturali dal punto di vista dei diritti umani: prospettive presenti e future” - è stato premiato in particolare per “l'alta qualità, l'originalità e la maestria tecnica della sua analisi”.
New Humanity non può che congratularsi con la giovane venticinquenne che con essa condivide lo stesso ideale di fraternità ed in passato ha collaborato attivamente a varie sue iniziative.

Ha contribuito in particolare alla progettazione dello United World Project, che dall'ottobre 2012 vede impegnati migliaia di Giovani per un Mondo Unito (sezione giovanile di New Humanity) per la promozione in tutto il mondo della regola d'oro - 'fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te'-  e del valore africano dell'Ubuntu, che esprime la convinzione che "io sono perchè noi siamo".
Attualmente svolge un tirocinio presso il Comitato internazionale della Croce Rossa. Vi è arrivata dopo essersi laureata in giurisprudenza all'Università degli Studi di Firenze e quindi all'Accademia del Diritto Umanitario Internazionale e dei Diritti Umani di Ginevra.

International solidarity and human rights 2Proprio la tesi finale svolta per tale prestigiosa istituzione è risultata vincitrice del Premio Dunant. La giuria ha premiato infatti il lavoro della dot.ssa Pietropaolo, in quanto “eccellente lavoro di ricerca, equilibrato tra aspetti pratici e teorici e la cui qualità scientifica è innegabile.”
Come ha dichiarato in un'intervista a “La Repubblica”, «ho cercato in una prospettiva giuridica come si potrebbero riordinare le priorità tra sovranità, esigenze primarie dei singoli e solidarietà: sembra impossibile che di fronte a gente bisognosa di aiuto e ad una società internazionale desiderosa di fornirlo, ci siano governi che per ragioni politiche impediscano che questo "atto di umanità" si realizzi»

Ciò avviene ancora assai sovente «in molte catastrofi che coinvolgono migliaia di persone, terremoti, inondazioni, carestie: ed è emblematica la situazione post-ciclone Nargis, nel 2008 in Birmania, quando la giunta militare inizialmente rifiutò i soccorsi internazionali mettendo tragicamente a rischio la popolazione colpita.»
La ricerca si conclude dunque suggerendo la creazione di un “diritto all'assistenza umanitaria” che accordi alle persone colpite dalla catastrofi naturali non più lo status di vittime, ma anche quello di titolari di diritti nei confronti dello Stato interessato e della comunità internazionale.

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